domenica, ottobre 02, 2011

ASINI E CORDE

Stantuffare assume ai giorni nostri anche altri significato, decadere, tramontare, tracimare. Le imprese, inutili per il quadro politico, del nostro SB, sono orami sparate anche nelle isole Tonga, grazie alle immancabili agenzie di stampa che raccolgono le intercettazioni ordinate e passate dagli ascari zibellinati alla stampa amica e da lei veicolate.

Che l’opera politica del nostro PdC sia da criticare o da mettere sotto accusa per la discrasia fra le promesse fatte e quelle attuate, è sotto gli occhi di molti, che l’happening di varia umanità che gli gira intorno, non sia stata selezionato in base a criteri prettamente accademici, è drammaticamente vero, ma orami l’età volge al tramonto e, questa, era l’ultima legislatura della sua vita pubblica.
La domanda da porsi, invece, è il perché di molteplici inchieste tese solo a sputtanare e a rendere nullo qualsiasi intervento postumo di SB, questo concentramento di richieste ad andarsene quando solo la sfiducia in parlamento è legittimata a scrivere la parola fine sul governo burlusconi IV.
Questa domanda ne invoca una più generale, come mai tutto l’establishment italico, ha sempre mal sopportato SB dal 1994, anno in cui scese nell’agone politico, ma anno in cui nacquero tutti i suoi guai giudiziari?

Interessanti le date e gli attori dello scenario dei primi anni 90. L’operazione Clean Hands, che solo qualche marziano sprovveduto può ancora credere spontanea e nata a Milano, è lo spartiacque. Il brain stormig sito in NY City diede inizio ad un cambio di classe politica, diventata troppo esosa e inefficiente, stravolgendo l’assetto politico nazionale. Le elezioni del 92 non cambiarono l’assetto, ma la Lega entrò in parlamento e Amato, neanche toccato dalla bufera, fu messo a capo del Governo, con tutte le sue inadeguatezze, compreso l’amore per i bonifici. Durante il mese di Maggio del 92 muore Falcone, che stava certificando i legami fra mafia, cooperative, massoneria e mafia russa e il 2 giugno ci fu il summit tra gli Dei sul panfilo Britannia in cui fu decisa la speculazione sulla lira, tramite Soros.
A quel punto, Moody’s declassò l’Italia dichiarandola inaffidabile, senza una vero e proprio discriminante, costingendo l’Italietta ad alzare i tassi di interesse sui titoli di stato per farseli comprare, mentre partiva l’attacco alla lira. Ciampi provò a fermare l’infermabile chiamando la bundesbank, ma il no fu secco e deciso e, il nostro, decise di fare da solo e buttò via 48 miliardi di dollari in valuta estera. Il valore della lira si svalutò del 30% e gli amici del Panfilo poterono acquistare i gioielli di stato con un bello sconto. Insieme a Soros, ad attaccare la lira ci segnalarono Warburg e Goldman Sachs, e fu proprio Warburg a consigliare GS allo stato italiano per gestire le privatizzazioni. Craxi, da sempre filoarabo, fu costretto a fuggire e , la tavola imbandita delle nostre ricchezze erano pronte ad essere offerte dai servi di casa nostra. I vari attentati del 93, senza un vero senso strategico, avevano lo scopo di disseminare incertezza e paura, una vera cortina fumogena per le truppe armate di derivati e finte privatizzazioni.

Le elezioni del 94 provocarono un vero e proprio shock, e il Berlusca, neofito della politica, sconfisse la gioiosa macchina occhettiana, attirandosi le ire degli Dei, e lo sconforto dei comunisti che avevano cambiato le insegne nel nome del dollaro in salsa badogliana.
L’ingresso alla svendita e alla cassa agli uomini del panfilo sono state sbarrate da un ometto di Arcore, in maniera forse inconsapevole, mentre i vari servi si sbracciavano per far capire che erano pronti a concedere qualsiasi cosa, pur di sedere a Palazzo Chigi. Questa contrapposizione non a nulla di ideale, ma solo di potere e, in questo momento, scacchiere militare. Le cose dal 92 sono cambiate e il Dragone Giallo ha scalato posizioni e, il suo tallone acuminato, rende meno sicure le riunioni del Gruppo Bilderberg. L’Italia, nevralgica per l’Europa Centrale, deve essere fedele e anche sacrificabile senza cha faccia storie, meglio quindi un asino alla Prodi, che sorrida in maniera beota e incassi il premio agognato, ma alla svelta.

Vanno cambiate le pedine dei vertici e, il tempo bastardo, ha pensionato molti servitor cortesi, e i volontari sono molti, dal nostro LCDM o il novello Diego scarparo furioso, Emma l’irrequieta anorgasmica, i fidi Monti e Profumo. Per far questo ci hanno rifilato anche la storia che i titoli italiani potevano implodere, sempre con la solita sostituzione della verità con la percezione della stessa, la loro.

Gli ultimi due anni di storia sono noti, ma l'origine è sempre la stessa, sete di potere.

Zaino in spalla e fucile lubrificato, se non ora, quando.

Italo Muti